Su La Stampa.it (scienze) è apparso un curioso e interessante articolo su come un corpo umano e sopratutto la mente umana possa in qualche modo subire le influenze dell'assenza di gravità, la mancanza di privacy e gli spazi ristretti in una navicella spaziale. Lo stress subito in un mese di presenza nello spazio equivale a 10 anni passati sulla terra e per questo gli astronauti passano due ore della "giornata spaziale" a svolgere attività motoria seguiti a distanza da un personal trainer.
Questo aiuta il corpo a non subire troppo la lontananza dalla terra, però se il corpo ha bisogno di essere allenato, la mente non è da meno. Queste situazioni sono state studiate per affrontare un'eventuale viaggio su Marte, gli astronauti si dovrebbero avvicendare una volta ogni sei mesi e in sei mesi il corpo e la mente subiscono vari cambiamenti repentini. Infatti scienziati e astronauti sembrano convinti che la sola attività fisica non basti per restare "allenati" e non cadere in depressione. Umberto Guidoni suggerisce di inviare insieme all'equipaggio anche uno psicologo per delle terapie di gruppo. Ma la domanda è semplice. Se a cadere in depressione fosse proprio lo psicologo chi lo aiuterebbe?
La risposta è semplice come la domanda. Lo psicologo potrebbe effettuare delle sedute stando comodamente seduto sulla sua poltrona sulla terra e sfruttando la viadeoconferenza.